Inno a Iside, una divinità dalla storia millenaria ma ancora attuale

Inno a Iside, una divinità dalla storia millenaria ma ancora attuale

La figura di Iside è una delle più ricche, sfaccettate e suggestive nel numeroso pantheon che ci giunge dalle antiche civiltà orientali e ancora oggi non manca di fornire interessanti spunti di riflessione a chi voglia coglierne i suggerimenti che la sua storia ci dona.

Chi è Iside

Iside è una delle principali divinità egizie appartenente alla religione dell'antico Egitto. Dea della vita, della guarigione, della fertilità e della magia, è una divinità in origine celeste, associata alla regalità per essere stata primariamente la personificazione del trono. Il suo culto si diffuse in seguito anche nel mondo greco-romano.

Fu menzionata per la prima volta durante l'antico regno, come una dei protagonisti del mito di Osiride, in cui fa risorgere suo marito, il re divino Osiride, dopo il suo assassinio, e crea e protegge il suo erede Horus. Si credeva che aiutasse i morti a passare nell'aldilà poiché aveva aiutato Osiride. Era considerata la madre divina del faraone, che veniva comparato a Horus, e il suo comportamento materno veniva invocato negli incantesimi di guarigione. In origine aveva una funzione limitata ai riti reali e dei templi, anche se era più importante all'interno delle pratiche funeraria e dei testi magici.

Il culto di Iside terminò con l'ascesa del cristianesimo durante il quarto e quinto secolo d.C. Il suo culto potrebbe aver influenzato alcune credenze e pratiche cristiane, come la venerazione di Maria, confluendo in questo insieme a altri culti mediterranei delle dee madri. In seguito, Iside continuò ad apparire nella cultura occidentale, particolarmente all'interno dell'esoterismo e del paganesimo moderno, spesso come una personificazione della natura o dell'aspetto femminile della divinità.

Inno a Iside

Una delle descrizioni più suggestive di questa complessa figura la troviamo nel cosiddetto "Inno a Iside", risalente al III- IV secolo avanti Cristo e rinvenuto a Nag Hammadi.

Perché io sono la prima e l’ ultima

Io sono la venerata e la disprezzata,

Io sono la prostituta e la santa,

Io sono la sposa e la vergine,

Io sono la madre e la figlia,

Io sono le braccia di mia madre,

Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,

Io sono la donna sposata e la nubile,

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,

Io sono la consolazione dei dolori del parto.

Io sono la sposa e lo sposo,

E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,

Io sono la Madre di mio padre,

Io sono la sorella di mio marito,

Ed egli è il mio figliolo respinto.

Rispettatemi sempre,

Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

Altrettanto ricco di suggestioni è un altro inno alla stessa divinità, tratto dal "Papiro di Ossirinco" n.1380 e risalente al II secolo a. C.

[…] Dea dalle molte facoltà,onore del sesso femminile. […] Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee, […] nemica dell'odio […], Tu regni nel Sublime e nell'Infinito. Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali. […] Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri), che hai ben governato la barca, e gli hai dato una sepoltura degna di lui. […] Tu vuoi che le donne (in età di procreare) si uniscano agli uomini. […] Sei tu la Signora della Terra […] Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini.

A voler dare un esempio di quanto la figura di Iside si riverberi nella simbologia occidentale, notiamo quante somiglianze ci sono tra i due inni prima riportati ed il seguente testo mistico medievale in cui l'anima descrive se stessa:

Io sono il fiore del campo e il giglio delle valli. Sono la madre dell’amore puro, del timor di Dio, della conoscenza e della speranza santa… Sono la mediatrice degli elementi che accordo l’uno con l’altro; rendo freddo ciò che è caldo e caldo ciò che è freddo, umido quel che è asciutto e asciutto quel che è umido, rendo morbido ciò che è duro… Sono la legge nel sacerdote, la parola nel profeta, il consiglio nel saggio. Uccido e vivifico, e non c’è nessuno che possa salvarsi senza di me. 

Mi piace pensare che non sia un caso se questo articolo, scritto a corredo dell'episodio del podcast che trovate linkato di seguito, venga pubblicato l'otto marzo, una data fortemente simbolica, anche se a volte colpevolmente fraintesa.

Cosa si celebra l'otto marzo?

La Giornata internazionale della donna (o Giornata internazionale dei diritti delle donne) è una ricorrenza internazionale che si celebra l'8 marzo di ogni anno e sottolinea l'importanza della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l'attenzione su questioni come l'uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze contro le donne.

Viene celebrata negli Stati Uniti a partire dal 1909, in alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922.

Spesso, nell'accezione comune, nella stampa e in campo pubblicitario viene erroneamente definita come Festa della donna, anche se è più corretto definirla "Giornata internazionale della donna", poiché la motivazione alla base della ricorrenza non è una festività, ma la riflessione.

Nel secondo dopoguerra la data dell'8 marzo inizia ad essere associata alla morte di centinaia di operaie che sarebbe avvenuta, in quel giorno dell'anno 1908, nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie di New York. Questo evento immaginario è probabilmente ispirato da una tragedia realmente avvenuta in quella città, ma il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle: in questo incendio morirono 146 lavoratori, 123 donne e 23 uomini (in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica) ed ebbe particolare rilievo, sia per le conseguenze giudiziarie estremamente lievi per i responsabili della fabbrica, sia per le successive lotte sindacali per le riforma delle norme relative alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori.