Percorrendo la Via del Guerriero

Sulla base dell'esperienza che sto vivendo in questi mesi, avendo a che fare con molti bambini, ho constatato che la loro soglia di attenzione è spesso molto bassa, quindi sono facilmente soggetti alla distrazione, e hanno una altrettanto scarsa costanza nel portare avanti un progetto.
Ovviamente è un discorso generale e ci sono delle eccezioni più o meno virtuose, ma in linea di massima, nel momento in cui viene dato un compito a un bambino, che può essere anche giocoso (fare un disegno, colorare una figura in bianco e nero, realizzare un puzzle, fare una costruzione con i mattoncini tipo LEGO), alla prima difficoltà molto spesso il bambino lascia perdere, dice che si è stancato, il gioco non gli piace più. Quindi è in qualche modo alla ricerca di una soddisfazione veloce e facile da raggiungere.

Fatte le debite proporzioni, questo vale anche per gli adulti. E' chiaro che è facile, e non del tutto sbagliato fare riferimento a quelle che sono le soddisfazioni che tutti noi, chi più chi meno, riceviamo attraverso l'utilizzo e la consultazione compulsiva di smartphone, social network e quant'altro. In molti passano ore scrollando il video dello smartphone o del computer, guardando l'ultimo reel su Instagram, l'ultimo meme su Facebook, scambiandosi con gli amici su WhatsApp battute, canzoni, sketch comici e via così.
Oltre a farci perdere tempo (e qui poi apriremo un'altra discussione, perché poi gli algoritmi di questi social sono progettati per farci perdere tempo, perché più tempo siamo sui social e più questo tempo può essere venduto agli inserzionisti pubblicitari), abbiamo una sorta di assuefazione. Ovvero, il primo video che vediamo ci fa ridere, lo troviamo divertente; il secondo lo sarà un po' meno; il terzo, meno ancora e via così.
Quindi, un po' come succede (ancora una volta, fatte le debite proporzioni) per chi ha problemi di dipendenza dal gioco, dagli alcolici o dagli stupefacenti, c'è la necessità di alzare sempre di più la dose. Quello che ci dava piacere prima, non ce ne dà più dopo; abbiamo sempre più bisogno di una dose più alta, abbiamo sempre più bisogno di una dose di piacere che arrivi sempre più velocemente. Quindi, di fatto, il nostro livello di soddisfazione si allontana sempre di più.
Concludo con un esempio: ricordo a memoria ancora il numero di telefono di casa dei miei genitori, che ho smesso di utilizzare quasi 50 anni fa, ma non ricordo a memoria il numero di telefono di mia moglie, che pure chiamo un paio di volte al giorno. Perché? Perché il numero di telefono dei miei genitori lo dovevo memorizzare, mentre quello di mia moglie ce l'ho nella rubrica dello smartphone. Come tante altre cose: anche la memoria è un muscolo che, se non viene esercitato costantemente, si atrofizza.
In conclusione, un consiglio semplice è quello di darci delle routine che ci portino sempre leggermente fuori dalla nostra zona di comfort. Cerchiamo sempre di andare oltre quella che è la nostra possibilità più comoda almeno una volta al giorno. Se abitiamo in un condominio al secondo, terzo o quarto piano, magari saliamo le scale a piedi; magari parcheggiamo la nostra auto a un isolato di distanza dalla nostra destinazione.

Cerchiamo di fare dei piccoli momenti di scomodità, alleniamoci ad affrontare la scomodità. Ci renderemo conto che, tutto sommato, sopravviveremo, perché sopravviveremo e ci abitueremo, volta per volta, ad affrontare difficoltà sempre maggiori. Significa abituarci ad affrontare piccole e grandi difficoltà, per far sì che quelle che oggi ci sembrano difficoltà insormontabili possano poi essere affrontate con uno spirito diverso.
Al di là del talento naturale, le eccellenze nei risultati si raggiungono solamente con uno sforzo costante e continuato nel tempo. Un mio carissimo amico, insegnante di scherma, una volta ha detto: "Le medaglie si vincono in allenamento, in gara si va solo a ritirarle". Ovvero, se ci siamo allenati bene, il risultato non mancherà.
Se pensiamo solamente di vincere grazie a un colpo di fortuna, quasi sempre saremo destinati a essere sconfitti. E essere sconfitti in gara è poca roba; quando è la vita che ci sconfigge, magari la cosa è un po' più dolorosa... almeno per il nostro ego.


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